E’ appena uscito il nuovo numero della rivista Il Sè dell’Istituto Internazionale di Psicosintesi Educativa, in cui si trova un articolo sulla mia esperienza in carcere e la storia di Andrea che ha contribuito alla stesura.
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Ecco alcuni brevi estratti…
“Non ci può essere vera psicosintesi individuale senza retti rapporti umani”.
Roberto Assagioli
“C’è un motivo profondo per cui il carcere è rimosso dalle coscienze individuali e collettive: è il luogo dove simbolicamente confiniamo tutto il male del mondo insieme alle nostre paure, il luogo dove sono reclusi coloro che saremmo potuti e potremmo essere.
È questo, in fondo, un meccanismo rassicurante che permette di creare una linea di confine tra Sé e non‑Sé, separando bene/male, giusto/sbagliato, luce/ombra. E, non appena creiamo il confine, sentiamo l’impulso di difenderci dal non‑Sé, da quello che non riconosciamo come parte di noi.
Ma, in un’ottica psicosintetica, è proprio nell’ombra che si nasconde quella potenzialità di crescita che permette la nostra realizzazione, integrando tutte le parti di noi. Anche quelle più dolorose e temibili.”“Nella trasformazione umana entrano in gioco elementi di psicosintesi interpersonale: le relazioni con gli altri ci trasformano, ci aiutano a capire chi siamo e a scegliere chi vogliamo essere.”
“L’elemento trasformativo è quindi l’esperienza empatica. È il momento in cui, nell’incontro con l’altro, diventiamo consapevoli dell’impatto delle nostre azioni: questo ci riporta nella relazione.”


