Il dono della terapia – Irvin D. Yalom

Yalom ci sussurra che la psicoterapia è prima di tutto un incontro tra due anime, non tra un “esperto” e un “malato”. Che ciò che cura davvero non è la tecnica, ma la verità di uno sguardo, la presenza sincera, il coraggio di restare accanto.

Con parole semplici e luminose, ci ricorda che anche i terapeuti sono fragili, che l’autenticità è più potente del sapere, e che il dolore non va domato, ma attraversato insieme.

Un libro che consola, ispira, spoglia l’arte della cura dalle sue impalcature e la restituisce al suo cuore più vivo: l’umanità condivisa.


Raramente sento i miei colleghi terapeuti lamentarsi della mancanza di significato nella loro vita. La vita di un terapeuta è una vita di servizio in cui ogni giorno trascendiamo i nostri desideri personali e volgiamo lo sguardo alle necessità e alla crescita dell’altro. Traiamo piacere non solo dalla crescita del nostro paziente, ma anche dall’effetto domino o reazione a catena – l’influenza salutare che i nostri pazienti hanno su coloro con cui vengono a contatto nella vita.

Questo è un privilegio straordinario. E anche una soddisfazione straordinaria.

Il terapeuta attivo si evolve sempre, approfondisce continuamente la conoscenza di sé e la consapevolezza. Come si possono guidare altri in un esame della struttura profonda della mente e dell’esistenza senza, allo stesso tempo, esaminare se stessi? Né è possibile chiedere a un paziente di focalizzarsi su un modo di relazionarsi personale senza esaminare i nostri modi di relazionarci.

Quando mi volgo verso gli altri con la consapevolezza che siamo tutti (terapeuta e paziente, allo stesso modo) caricati di segreti dolorosi – senso di colpa per atti commessi, vergogna per azioni non intraprese, desiderio di essere amati e destinatari di affetto, profonde vulnerabilità, insicurezze e paure –, mi avvicino di più a loro. Essere depositario di segreti, con il passare degli anni, mi ha reso più gentile e più disponibile. Quando mi imbatto in persone gonfie di vanità o di presunzione, o distratte da una miriade di passioni struggenti, intuisco il dolore dei segreti sotto la superficie e non provo la voglia di dare giudizi, ma compassione e, soprattutto, unione.

Quando sono stato esposto per la prima volta, a un ritiro buddhista, alla meditazione della gentilezza amorevole, mi sono sentito molto a mio agio. Credo che molti terapeuti, più di quanti comunemente si creda, abbiano familiarità con il regno della gentilezza amorevole. Il nostro lavoro ci fornisce non solo l’opportunità di trascendere noi stessi, di evolvere, di crescere e di essere benedetti da una chiara visione della conoscenza vera e tragica della condizione umana, ma ci offre anche di più. Veniamo sfidati intellettualmente.

Diveniamo esploratori immersi nella più grande e complessa delle ricerche – lo sviluppo e la conservazione della mente umana. Mano nella mano con i pazienti, assaporiamo il piacere delle grandi scoperte – l’esperienza dell’insight, quando frammenti disparati all’improvviso scivolano dolcemente in un insieme coerente. In altri casi siamo la levatrice presente alla nascita di qualcosa di nuovo, liberatorio ed elevato. Osserviamo i nostri pazienti abbandonare i vecchi schemi paralizzanti, staccarsi da antiche lamentele, sviluppare la gioia di vivere, imparare ad amarci e, mediante questo primo atto, volgersi con amore verso gli altri. È una gioia vederli aprire i rubinetti delle loro fonti di saggezza. Qualche volta mi sento come una guida che scorta i pazienti attraverso le stanze della loro casa. Che piacere vederli aprire porte di stanze in cui non erano mai entrati, scoprire nuove ali che contengono parti in esilio – pezzi di identità saggi, belli e creativi.

citazione dal libro Il Dono della Terapia, Irvin D. Yalom

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