Tra trauma e trascendenza: il cammino del Sé nella Psicosintesi

La Psicosintesi riconosce l’essere umano come una totalità complessa, composta da corpo, emozioni, mente, volontà (funzioni del nostro Io personale / personalità) e la nostra essenza o identità più profonda (Anima o Sé). Ci focalizziamo, quindi, non solo sull’elaborazione dei conflitti interiori, ma anche sulla realizzazione dell’unità tra l’Io (personale) e il Sé (transpersonale), in un percorso di trasformazione e guarigione.

Ma per aprirsi pienamente al Sé, è spesso necessario scendere con coraggio nei territori del dolore non risolto: le ferite dell’infanzia, i traumi del passato, le difese cristallizzate nella psiche.

Nella sofferenza psicologica o emotiva, troviamo infatti sempre una disconnessione dall’anima, una separazione da noi stessi che crea un grande vuoto e la sensazione di “sentirsi persi”. Per difenderci dai nostri “mostri” e sopravvivere alle ferite della vita, creiamo inconsciamente una barriera così spessa da perdere il contatto anche con quella parte di noi piena di gioia, amore e libertà; quel Sè che, malgrado tutto, tenta incessantemente di esprimersi nel mondo.

Il trauma, nella visione psicosintetica, non è solo una memoria dolorosa, ma una energia congelata che può essere trasformata. Lavorare sul trauma significa dare voce alle sub-personalità ferite, riconoscerle, accoglierle, e poi trascenderle, senza negarle.

Quando facciamo esperienze precoci traumatiche, nascono in noi dei meccanismi di difesa a protezione della parte bambina ferita. É molto importante iniziare a guardare i nostri “sintomi” non come qualcosa che non va, ma come una parte di noi che sta cercando di esprimersi e/o di proteggerci.

Attraverso un lavoro profondo e graduale, quella barriera diventa sempre più sottile perché diventiamo capaci di immergerci nelle nostre paure e prenderci cura delle nostre ferite. La sofferenza si trasforma in consapevolezza, il dolore in compassione, e il senso di frammentazione lascia spazio a una nuova unità interiore. La Psicosintesi non rimuove l’ombra, ma la illumina, facendone parte del processo di crescita.

Il lavoro personale di guarigione è anche un lavoro spirituale: il trauma non solo spezza, ma può costruire un ponte verso il Sé superiore. La guarigione può essere considerata come la ripresa di quel contatto con l’anima, che, grazie al lavoro su se stessi, ha più spazio e più libertà di esprimersi.

In questo viaggio, l’anima non è un’idea astratta, ma una presenza che attende di essere riconosciuta. Ed è proprio dal fondo delle nostre ferite più profonde che può iniziare l’ascesa verso il Sé. Nel dialogo tra il personale e il transpersonale si apre un varco verso una vita più piena, ispirata, significativa.

Quindi, quando in Psicosintesi si parla di “spirituale”, non si tratta di fuggire dal mondo, ma di riconoscere l’anima nel proprio cammino evolutivo, come guida silenziosa e presenza viva.

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